Anoressia: quando il controllo del cibo diventa una sofferenza

Restrizione alimentare, paura di aumentare di peso e percezione alterata del corpo: perché un intervento tempestivo e multidisciplinare fa la differenza.

Anoressia: quando il controllo del cibo diventa una sofferenza

L'anoressia nervosa è un disturbo dell'alimentazione caratterizzato da una significativa restrizione dell'alimentazione, da un'intensa paura di aumentare di peso e da un'alterazione del modo in cui la persona vive il proprio corpo e il proprio peso.

Il controllo dell'alimentazione può diventare progressivamente sempre più rigido, fino a occupare gran parte dei pensieri e della vita quotidiana. Calorie, peso, pasti e forma del corpo possono diventare una fonte costante di preoccupazione.

Non si tratta semplicemente del desiderio di essere magri o di seguire una dieta. Dietro l'anoressia possono esserci difficoltà emotive, bisogno di controllo, perfezionismo, bassa autostima e un rapporto complesso con il proprio corpo, con le emozioni e con le relazioni.

Riconoscere il problema può essere difficile. La persona può non percepire la gravità della situazione oppure può provare paura all'idea di modificare le proprie abitudini alimentari.

Alcuni segnali possono essere una forte preoccupazione per calorie e peso, l'evitamento o la riduzione dei pasti, rituali legati all'alimentazione, paura di ingrassare, attività fisica eccessiva, isolamento sociale e cambiamenti fisici legati alla malnutrizione.

L'anoressia può avere importanti conseguenze sulla salute fisica e psicologica. Per questo è fondamentale non aspettare che la situazione peggiori.

Come si può aiutare una persona con anoressia?

Quando si sospetta che una persona stia vivendo un disturbo alimentare, è importante avvicinarsi senza giudizio e senza trasformare ogni conversazione in un confronto sul cibo o sul peso.

Può essere utile:

• esprimere la propria preoccupazione parlando di ciò che si osserva, senza criticare;

• evitare commenti sul corpo, sul peso o sull'aspetto fisico;

• incoraggiare la persona a rivolgersi a professionisti specializzati;

• offrire accompagnamento e supporto nel percorso di cura;

• evitare di controllare o costringere la persona a mangiare senza il supporto di un professionista;

• mantenere, per quanto possibile, relazioni e attività che non siano centrate sul disturbo alimentare;

• ricordare alla persona che chiedere aiuto non significa perdere il controllo, ma recuperare gradualmente libertà.

È importante anche che familiari e persone vicine ricevano indicazioni su come sostenere la persona senza entrare in dinamiche di conflitto.

Cosa si fa in terapia?

Il trattamento dell'anoressia richiede generalmente un intervento multidisciplinare, perché è necessario occuparsi sia degli aspetti psicologici sia delle conseguenze fisiche della restrizione alimentare.

Il primo obiettivo è garantire la sicurezza e il recupero delle condizioni fisiche quando necessario. Parallelamente, il lavoro psicologico aiuta a comprendere le funzioni che il controllo dell'alimentazione svolge per la persona.

In terapia si può lavorare su:

• la paura di aumentare di peso;

• i pensieri rigidi e le regole legate all'alimentazione;

• il bisogno di controllo e il perfezionismo;

• l'immagine corporea;

• l'autostima e il senso di valore personale;

• il riconoscimento e la gestione delle emozioni;

• le difficoltà relazionali;

• la costruzione di modalità più flessibili per affrontare stress e situazioni difficili.

Un aspetto importante è aiutare la persona a recuperare gradualmente spazi di vita che il disturbo ha occupato: relazioni, studio o lavoro, interessi, tempo libero e capacità di ascoltare i propri bisogni.

Il percorso non consiste semplicemente nel “convincere a mangiare”. L'obiettivo è comprendere e modificare i meccanismi psicologici che rendono così difficile lasciare andare il controllo e accompagnare la persona verso un rapporto più libero con il cibo, il corpo e se stessa.

L'anoressia è un disturbo serio e non dovrebbe essere affrontato in solitudine. Un intervento precoce e multidisciplinare può aumentare le possibilità di recupero e ridurre il rischio di conseguenze sulla salute.

MF
Michela Fanelli

Psicologa-Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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