Bulimia nervosa: la paura di non riuscire a fermarsi
Abbuffate, senso di colpa e comportamenti compensatori: riconoscere i segnali della bulimia nervosa e capire perché chiedere aiuto è particolarmente importante.

La bulimia nervosa è un disturbo dell'alimentazione caratterizzato dalla presenza di episodi di abbuffata, durante i quali si assume una quantità di cibo percepita come eccessiva accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo.
Dopo l'abbuffata possono comparire forti sensi di colpa, vergogna e paura di aumentare di peso. Per cercare di rimediare a quanto mangiato, la persona può mettere in atto comportamenti compensatori, come vomito autoindotto, digiuno o attività fisica eccessiva.
Alla base possono esserci una forte preoccupazione per il peso e la forma del corpo, ma anche difficoltà emotive, bassa autostima, perfezionismo e un rapporto molto rigido con il controllo dell'alimentazione.
Spesso si crea un circolo difficile da interrompere: restrizione e regole alimentari rigide possono aumentare la fame e la tensione, fino a favorire un'abbuffata. L'abbuffata porta poi senso di colpa e paura di ingrassare, che possono spingere nuovamente verso la restrizione o i comportamenti compensatori.
La persona può vivere tutto questo con grande vergogna e cercare di nascondere ciò che sta accadendo. Per questo la bulimia può rimanere a lungo invisibile alle persone vicine.
Cosa può aiutare?
Il primo obiettivo non è “avere più controllo”, ma interrompere gradualmente il ciclo abbuffata-compensazione.
Può essere importante:
• evitare di saltare i pasti per compensare un'abbuffata;
• cercare di mantenere una maggiore regolarità alimentare, possibilmente con il supporto di un professionista;
• riconoscere le situazioni, emozioni e pensieri che precedono gli episodi;
• imparare a tollerare il disagio senza ricorrere automaticamente a comportamenti compensatori;
• ridurre il controllo eccessivo del peso e del corpo;
• lavorare sul senso di colpa dopo aver mangiato;
• condividere ciò che sta accadendo con una persona di fiducia, evitando di affrontare tutto in solitudine.
Per chi sta vicino alla persona, è importante evitare giudizi, commenti sul peso o pressioni sul cibo. Può essere più utile esprimere preoccupazione e disponibilità, ad esempio dicendo: “Mi sembra che tu stia attraversando un periodo difficile. Se vuoi, possiamo cercare insieme un aiuto”.
Cosa si fa in terapia?
Il trattamento della bulimia nervosa lavora sui meccanismi che mantengono il disturbo.
In terapia si ricostruisce innanzitutto il ciclo che porta all'abbuffata e ai comportamenti compensatori: che cosa accade prima, quali pensieri compaiono, quali emozioni vengono vissute e che cosa succede dopo.
Il percorso può aiutare la persona a:
• riconoscere e modificare le regole alimentari rigide;
• interrompere progressivamente il ciclo abbuffata-compensazione;
• sviluppare strategie per gestire emozioni intense e impulsi;
• lavorare sulla paura di ingrassare;
• modificare i pensieri negativi legati al corpo e al proprio valore personale;
• rafforzare l'autostima;
• affrontare eventuali difficoltà relazionali, perfezionismo, bisogno di controllo o altre problematiche emotive.
Un intervento efficace può prevedere una collaborazione tra psicologo/psicoterapeuta, medico e professionista della nutrizione, in base alle necessità della persona. In presenza di vomito autoindotto o altri comportamenti compensatori è particolarmente importante anche una valutazione medica, perché il disturbo può avere conseguenze sulla salute fisica.
La bulimia è un disturbo serio, ma è possibile curarla. Chiedere aiuto permette di interrompere un ciclo che spesso, da soli, può essere molto difficile da spezzare.

