Dipendenza affettiva: quando la relazione diventa fonte di sofferenza

Paura di essere lasciati, bisogno continuo di conferme, difficoltà a stare da soli: come riconoscere la dipendenza affettiva e ricostruire relazioni sane senza perdere se stessi.

Dipendenza affettiva: quando la relazione diventa fonte di sofferenza

Una relazione affettiva dovrebbe essere uno spazio in cui sentirsi accolti, rispettati e liberi di essere se stessi. Quando però il bisogno dell’altro diventa indispensabile per sentirsi sicuri, amati o “abbastanza”, la relazione può trasformarsi in una fonte di ansia e sofferenza.

La dipendenza affettiva può manifestarsi attraverso la paura intensa di essere lasciati, il bisogno costante di conferme, la difficoltà a stare da soli o la tendenza a mettere continuamente i bisogni del partner prima dei propri.

A volte si arriva ad accettare comportamenti o situazioni che fanno stare male pur di non rischiare di perdere la relazione. Anche la fine di un rapporto può diventare particolarmente difficile: il legame emotivo può rimanere molto forte, con pensieri ricorrenti sull’ex partner, il bisogno di ricercarlo o la sensazione di non riuscire ad andare avanti.

Alla base possono esserci una bassa autostima, la paura dell’abbandono, esperienze relazionali dolorose o la convinzione di non poter stare bene senza l’altra persona.

Cosa si fa in psicoterapia?

Il percorso terapeutico non consiste semplicemente nell’“imparare a stare senza l’altro”, ma nel costruire una maggiore sicurezza interna e una relazione più equilibrata con se stessi e con gli altri.

In terapia si può lavorare per:

• comprendere l’origine dei propri schemi relazionali e dei meccanismi di dipendenza;

• riconoscere i pensieri e le paure che alimentano il bisogno costante dell’altro;

• rafforzare l’autostima e il senso del proprio valore personale;

• imparare a riconoscere, esprimere e rispettare i propri bisogni e confini;

• sviluppare una maggiore autonomia emotiva;

• imparare a gestire ansia, paura dell’abbandono e bisogno di controllo;

• costruire modalità di comunicazione e di relazione più sane;

• affrontare, quando necessario, la sofferenza legata alla fine di una relazione e al distacco dall’ex partner.

Cosa si può iniziare a fare concretamente?

Non è necessario cambiare tutto da un giorno all’altro. Si può iniziare da piccoli comportamenti:

• Ridurre le richieste di rassicurazione: quando viene voglia di chiedere “Mi ami ancora?”, “Sei sicuro?”, “Perché non mi hai risposto?”, provare ad aspettare qualche minuto e riconoscere l’ansia senza agire immediatamente.

• Riprendere i propri spazi: dedicare ogni settimana del tempo ad attività, interessi e amicizie che non coinvolgano il partner.

• Imparare a stare anche da soli: iniziare con piccoli momenti, come una passeggiata, un caffè o un’attività piacevole senza avere bisogno della presenza o della disponibilità dell’altro.

• Osservare i propri pensieri: quando compare la paura di essere lasciati, scrivere cosa si sta pensando e chiedersi: “Ho delle prove che stia realmente accadendo o sto reagendo a una mia paura?”

• Tornare a chiedersi cosa si vuole: prima di accettare qualcosa per paura di perdere l’altro, domandarsi: “Se non avessi paura che questa persona se ne vada, cosa sceglierei?”

• Stabilire piccoli confini: imparare a dire “no”, esprimere un bisogno o comunicare che qualcosa ci ha ferito, senza sentirsi obbligati a evitare ogni possibile conflitto.

• Non isolarsi: parlare con una persona di fiducia può aiutare a vedere la situazione con maggiore lucidità, soprattutto quando la relazione tende ad assorbire completamente la propria attenzione.

Questi passi non servono a diventare “indipendenti dall’amore”, ma a recuperare progressivamente la capacità di scegliere, invece di agire spinti dalla paura.

E quando la sofferenza è intensa o questi meccanismi sono difficili da modificare da soli, chiedere il supporto di uno psicoterapeuta può aiutare a comprenderne le radici e a costruire modalità relazionali più sicure.

Una relazione sana non è quella in cui non abbiamo bisogno dell’altro, ma quella in cui possiamo scegliere di stare insieme senza smettere di essere noi stessi.

MF
Michela Fanelli

Psicologa-Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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