Plusdotazione: capacità elevate e bisogni da comprendere
Curiosità intensa, apprendimento rapido, grande sensibilità: la plusdotazione non coincide con il rendimento scolastico e non esclude le difficoltà. Come riconoscerla e sostenerla.
La plusdotazione indica una condizione caratterizzata da capacità cognitive significativamente elevate rispetto alla media, spesso accompagnate da un modo particolare di apprendere, pensare e vivere le esperienze.
Un bambino plusdotato può mostrare grande curiosità, imparare rapidamente, fare domande complesse e sviluppare interessi intensi e profondi.
Avere grandi capacità, però, non significa necessariamente sentirsi sempre bene. Alcuni bambini possono annoiarsi a scuola, sentirsi diversi dai coetanei, vivere le emozioni con particolare intensità o avere aspettative molto elevate nei confronti di se stessi.
La plusdotazione, inoltre, non coincide con un rendimento scolastico sempre eccellente: un bambino può avere elevate capacità cognitive e, allo stesso tempo, incontrare difficoltà emotive, relazionali o scolastiche.
Cosa può aiutare?
È importante valorizzare le capacità del bambino senza trasformarle in una fonte di pressione.
Può essere utile:
• incoraggiare curiosità e interessi;
• valorizzare l'impegno, non solo il risultato;
• aiutare il bambino a gestire frustrazione e paura di sbagliare;
• lasciare spazio al gioco, al riposo e alle relazioni;
• evitare confronti e aspettative eccessive;
• ascoltare le sue emozioni e aiutarlo a esprimerle;
• collaborare con la scuola per individuare modalità di apprendimento adeguate ai suoi bisogni.
Il bambino ha bisogno di sentirsi apprezzato per ciò che è, non soltanto per ciò che sa fare.
Cosa si fa in terapia?
Un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio il profilo del bambino, attraverso una valutazione delle sue capacità, delle modalità di apprendimento e degli aspetti emotivi e relazionali.
Quando sono presenti difficoltà, il lavoro può concentrarsi su:
• gestione delle emozioni;
• perfezionismo e paura di sbagliare;
• autostima;
• tolleranza della frustrazione;
• ansia e pressione legata alla prestazione;
• difficoltà nelle relazioni con i coetanei.
Anche il coinvolgimento dei genitori può essere importante per comprendere meglio i bisogni del bambino e trovare strategie educative più adeguate.
La plusdotazione non è una patologia e non deve essere “corretta”. L'obiettivo è aiutare il bambino a sviluppare le proprie capacità senza sentirsi obbligato a essere sempre all'altezza delle proprie potenzialità.
Riconoscere le sue caratteristiche significa soprattutto aiutarlo a sentirsi compreso, sostenuto e libero di crescere secondo i propri tempi.
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